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Anastasiya Parvanova
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TESTO CRITICO

L’universo pittorico di Anastasiya Parvanova si compone di frammenti di luoghi, di emozioni passate e di incontri rivelatori, proprio come le antiche stanze delle meraviglie, Cabinet de Curiosités dal XVI al XVIII secolo che raccoglievano e conservavano al loro interno oggetti straordinari. Il piano pittorico diventa un viaggio esplorativo alla ricerca delle illimitate sfaccettature dei mondi (im)possibili. Queste mappe mentali si costellano di simboli legati all’inconscio e ci raccontano il vissuto personale più profondo dell’artista, scandito dalle fasi lunari e dal ciclo del sole. Il cosmo interiore prende vita sulla superficie delle sue opere e si fa narrazione di epifanie e visioni, stelle che esplodono come terremoti interiori e sconvolgono il fluire del tempo e dello spazio. La polvere stellare che segue all’esplosione si trasforma in una nube di infinite possibilità. Attraverso la pittura Parvanova ci racconta uno spazio ipotetico e potenziale: il mondo muta, si scompone e si riassembla in un’evoluzione legata al susseguirsi di fasi della natura e delle relazioni. L’incontro con l’altro ha un’importanza fondamentale per l’esplorazione di sé stessi e viene raccontata attraverso analogie con le leggi della fisica che regolano le interferenze luminose, un fenomeno dovuto alla sovrapposizione in un determinato punto dello spazio di due o più onde. La natura ondulatoria della luce, come quella delle relazioni, è fatta di intrecci ed incontri, così come di percorsi opposti che non si intrecciano mai. Il momento dello spazio-tempo che interessa la sua ricerca è un intervallo sfocato, l’istante che permette il passaggio dal sonno alla veglia, dalla vita all’aldilà, e si configura nell’immagine del portale. Questa porta segna il momento di cambiamento non solo spaziale, ma anche emozionale o di pensiero. Parvanova ci racconta l’altrove, la scintilla che segna il punto di svolta attraverso le sfumature cromatiche dei suoi dipinti. Nell’opera “Plasma” (2020) più azioni si animano simultaneamente, una stella in lontananza continua a bruciare mentre tre mani si muovono in una danza che alimenta un fuoco, con una gestualità che ricorda un rito. Queste due esplosioni lasciano spazio ad un panorama sinuoso che ci riporta ad un momento di calma e a ritrovare un equilibrio dello sguardo. Si continua il percorso visivo verso uno spazio più aperto dove nascono riflessioni e pensieri che diventano a loro volta portali che ci permettono l’uscita dal lavoro di Parvanova. “I pendii, di per sé per lo più marroni, si fanno azzurri non appena li vediamo rivestiti d’aria. Assumono ogni tonalità d’azzurro, dal bianco latte opalescente all’indaco. Il loro azzurro si fa più opulento quando la pioggia è nell’aria. Allora le gole sono viola [..] questi azzurri carichi hanno un effetto emozionale [..] il blu ceruleo non commuove, ma la gamma dei viola può turbare la mente come fa la musica.”[1] Note: [1]Shepherd N., “La montagna vivente”, Ponte alle Grazie, Milano, 2019. p. 93-94 -------

- Testo di Laura Rositani

DESCRIZIONE OPERA

Titolo: “Plasma”
di Anastasiya Parvanova
Anno: 2020
Tecnica: acrilico e spray su tela
Dimensioni: 160x243cm

€2.100

Biografia

Anastasiya nasce nel 1990 a Burgas, Bulgaria.
Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Sofia e l’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Oggi vive e lavora a Venezia (Dorsoduro) nella casa studio che tutti chiamano “La casa delle ragazze”, e che condivide con Megan Freeman e Giorgia Cereda.

Ultima mostra: 2020 Pesi Massimi, Spazio Punch, Giudecca, Venezia.

 

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“Ieri notte ho sognato che mi avevate dato un foglio con delle domande a cui dovevo rispondere. All’inizio non avevo capito il significato, poi ho guardato meglio e c’era scritto “descrivi cos’è l’amore”.

– Messaggio inviato da Anastasiya Parvanova a Giorgia la mattina del 4 giugno 2021.

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